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Ashvatta, l’albero della vita

Ashvatta, l’albero della vita

Asvattha è l’albero cosmico della tradizione vedica, è l’albero della vita, della conoscenza e della sapienza. Fra tutti gli alberi della vita presenti nelle diverse mitologie, aventi il medesimo significato profondo, l’Asvattha si differenzia per un motivo che peraltro non è privo di importanza e interesse ed è che, – come detto nel Rig-veda  e nella Katha Upanishad,- sta’: ”Con le radici in alto e i rami in basso….è il puro, il Brahman, che è detto immortale “. Sicchè questa concezione risulta identica all’antico mito dell’albero della vita da cui tutte le creature, in cielo e sulla terra, derivano il loro sostentamento, mentre l’albero stesso trae la sua vita dal regno spirituale, per cui le sue radici, nei Veda, affondano in cielo e non sulla terra. “Esso comprende tutti i mondi”, continua la Katha Upanishad, “nessuno va mai al di là”. Nel Rig-veda è così descritto: “Varuna….sostenne diritto il tronco dell’albero nella regione senza base. I suoi raggi, la cui radice è lassù, scendono in basso. Profondi possono penetrare e celarsi in noi.”

I raggi o rami dell’albero della vita, sostenuto da quel dio che è Varuna,-  il signore della rettitudine e signore supremo delle acque primordiali (Apah) -, pervadono ogni essere umano il quale è perciò intrinsecamente connesso con tutti i suoi simili e con la fonte stessa della vita spirituale.

Anche per i buddhisti riveste particolare sacralità in quanto è l’albero della bodhi sotto il quale il Buddha ottenne l’illuminazione. L’antichità del culto di questo albero in India è testimoniata da una tavoletta di argilla risalente al terzo millennio a.C. e proveniente da Mohenjodaro, antichissima città situata nella valle dell’ Indo, nella quale è raffigurato un albero di Asvattha con i suoi adoratori; in più era importante perché il suo legno veniva utilizzato per farne bastoncelli da fuoco (arani) e particolari vaselli sacrificali.

L’Asvattha era oggetto di venerazione in quanto dimora della divinità o adorato di per sé.

Nessuno,  tranne gli asceti, poteva mangiare i suoi frutti, poiché essi simboleggiano l’elemento maschile presente nel fuoco.

Questo albero possedeva un tale potere magico che non si dovevano mai porre delle tombe  nelle sue vicinanze.

La Sushruta Samhita afferma che i frutti, la corteccia e le radici dell’Asvattha, (ficus religiosa) inzuccherati e bolliti nel latte, siano un potente afrodisiaco.

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